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III
Ecco cosa ci dicono al riguardo alcune ricerche selezionate da un ampio ventaglio.
Per esempio, confrontando la capacità con cui ragazzi di tredici anni di sei diversi Paesi risolvono problemi matematici standard, si è visto che i coreani sono i più bravi, gli americani i peggiori; in mezzo, in quest’ordine, figurano spagnoli, inglesi, irlandesi, canadesi. Alla domanda se si ritengano bravi in matematica, i coreani rispondono in modo affermativo solo nel 23 per cento dei casi: primi in matematica ma ultimi nel giudicarsi bravi in matematica. Al contrario gli americani ottengono i risultati peggiori ma si reputano i migliori (68 per cento di risposte affermative). Scarsi in matematica, dunque, e scarsissimi nell’autovalutare la propria preparazione; ma molto sicuri di sé. Anzi, troppo sicuri di sé.
Non si tratta affatto di caratteristiche da sottovalutare. Le decisioni più sciagurate infatti sono quelle che prendiamo non quando non sappiamo qualcosa, ma quando crediamo fallacemente di sapere. La vera insidia sono le false certezze; anche riguardo a noi stessi. Una debolezza più maschile che femminile, come mostra un’altra interessante indagine sul campo. Un gruppo di ricercatori svedesi dell’Università di Stoccolma ha analizzato nell’arco di quattro anni i risultati di oltre duemila esami di economia degli studenti, per metà maschi e per metà femmine, della loro istituzione. Bisogna anzitutto sapere che presso l’università di Stoccolma sono tre i voti che si possono ricevere: Molto Buono, Sufficiente, Insufficiente. E quattro sono le domande che compongono l’esame di economia. Per conquistare la sufficienza occorre che le risposte a ogni singola domanda siano valutate sufficienti. Per chi punta al Molto Buono c’è una domanda supplementare, con cui ha senso confrontarsi solo se si reputi di aver risposto in modo molto soddisfacente alle precedenti. Il Molto Buono si consegue infatti esclusivamente avendo risposto con esattezza alle prime quattro domande, oltre che alla quinta.
Rispondere alla quinta domanda o lasciarla perdere, richiede dunque una decisione equilibrata, che comporta un’attenta autovalutazione.
Dallo studio è emerso che tra le studentesse titolate a rispondere alla quinta domanda – quelle cioè che avrebbero effettivamente ricevuto una valutazione ottima a ognuna delle prime quattro domande e che quindi potevano aspirare al Molto Buono rispondendo bene alla domanda opzionale - l’83,3 per cento sfidò la quinta domanda. Il numero dei maschi che potevano aspirare al Molto Buono risultò inferiore, ma fra costoro fu maggiore la percentuale di coloro che affrontarono la quinta domanda: l’87,1 per cento.
Lo stesso comportamento fu osservato anche tra coloro che in realtà non avevano risposto in modo adeguato alle prime quattro domande e che quindi avrebbero fatto meglio a risparmiarsi la quinta. Tra questi, le studentesse iper-fiduciose furono il 41,6 per cento, ampiamente superarate dai loro colleghi maschi che si avventurarono nel 48,6 per cento dei casi.
Insomma: gli studenti di economia svedesi tendono a essere più sicuri di sé e ad autovalutarsi più favorevolmente rispetto alle loro colleghe; che risulterebbero invece dotate di un maggior senso di realtà e della capacità di calibrare meglio il proprio giudizio su se stesse.
Si noti che la domanda: “gli studenti sanno quello che non sanno?” non è uno sterile interrogativo per psicologi dell’educazione in cerca di un qualche passatempo. L’autovalutazione della propria conoscenza è alla base di qualunque processo di apprendimento, nella scuola così come al di fuori di essa. Se sappiamo di non sapere qualcosa, possiamo rivolgere attenzione ed energia per cercare di sopperirvi. Ma se non sappiamo di non sapere, resteremo passivi nella nostra beata ignoranza. La capacità di discriminare ciò che si è imparato da ciò che non si è ancora imparato è pertanto un’abilità che va insegnata, e che risulterà essere ancora più importante della materia impartita in quanto abilità che trascende ogni singola nozione e che si applica allo stesso processo di apprendimento. Detto in altro modo, l’equilibrata valutazione di sé è un prerequisito per imparare ad imparare. Prerequisito che come abbiamo visto può essere favorito o penalizzato dal sesso, dalla cultura o dal sistema scolastico.
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